Home » Shop » La tragédie à l’époque d’Henri III Deuxième Série, Vol. 6 (1589)

La tragédie à l’époque d’Henri III Deuxième Série, Vol. 6 (1589)

Sono qui raccolti i testi di tre tragedie dell’anno più ‘buio’ dell’epoca delle guerre di religione: il 1589. La tragedia classica, Clytemnestre, di Pierre Matthieu, la biblica Sichem ravisseur, di François Perrin, e l’imponente esempio storico del Presidente Favre, Les Gordiens et Maxi-mins, ou l’ambition, calano nella poesia drammatica conflitti e sogni di hybris che segnano la storia europea a tale data.

Gathered here are three tragedies of the ‘darker’ year of the Wars of Religion: 1589. The classic tragedy Clytemnestre by Pierre Matthieu, the biblical Sichem ravisseur by François Perrin, and President Favre’s imposing historical example Les Gordiens et Maximins, ou l’ambition inter-pret in dramatic poetry conflicts and dreams of hybris that marked that same year the scene of European history.

53,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

512

Anno

2012

aggiungi alla wishlist

condividi

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “La tragédie à l’époque d’Henri III Deuxième Série, Vol. 6 (1589)”

Condividi su:

La tragédie à l’époque d’Henri III Deuxième Série, Vol. 6 (1589)

Sono qui raccolti i testi di tre tragedie dell’anno più ‘buio’ dell’epoca delle guerre di religione: il 1589. La tragedia classica, Clytemnestre, di Pierre Matthieu, la biblica Sichem ravisseur, di François Perrin, e l’imponente esempio storico del Presidente Favre, Les Gordiens et Maxi-mins, ou l’ambition, calano nella poesia drammatica conflitti e sogni di hybris che segnano la storia europea a tale data.

Gathered here are three tragedies of the ‘darker’ year of the Wars of Religion: 1589. The classic tragedy Clytemnestre by Pierre Matthieu, the biblical Sichem ravisseur by François Perrin, and President Favre’s imposing historical example Les Gordiens et Maximins, ou l’ambition inter-pret in dramatic poetry conflicts and dreams of hybris that marked that same year the scene of European history.

53,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2012

N.pagine

512

Formato

17×24

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.