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Dieci leggi antipovertà

Nel cuore delle colline toscane, tra borghi sonnolenti e campanili che scandiscono il tempo delle chiacchiere, sorge Pontarno: un luogo inesistente, ma non per questo meno reale del mondo in cui viviamo. Giorgio Cipensoio ha un solo obiettivo: vincere le elezioni a ogni costo. Per riuscirci, ingaggia un personaggio senza nome, enigmatico e caustico, conosciuto come il Leccaculo, il Karl Marx dei padroni, esperto nell’arte della sopravvivenza senza sudore.

Tra piani strampalati, leggi antipovertà surreali e riforme improbabili, Pontarno diventa il teatro di un’epica lotta dell’apparenza sulla sostanza. Perché, in fondo, chi non vorrebbe vivere in un paese dove tutti sono ricchi, sani e belli?

“Dieci leggi antipovertà” è un ritratto tragicomico delle ipocrisie di una società che spesso manipola parole e immagini piuttosto che interrogarsi davvero su temi come giustizia, integrazione ed equità sociale. Un viaggio ironico e spietato tra i meccanismi del potere e i tic di una società che finge di cambiare per restare uguale a se stessa.

 

14,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

979-12-80209-57-3

Curatore

N.pagine

230

Anno

2025

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Dieci leggi antipovertà

Nel cuore delle colline toscane, tra borghi sonnolenti e campanili che scandiscono il tempo delle chiacchiere, sorge Pontarno: un luogo inesistente, ma non per questo meno reale del mondo in cui viviamo. Giorgio Cipensoio ha un solo obiettivo: vincere le elezioni a ogni costo. Per riuscirci, ingaggia un personaggio senza nome, enigmatico e caustico, conosciuto come il Leccaculo, il Karl Marx dei padroni, esperto nell’arte della sopravvivenza senza sudore.

Tra piani strampalati, leggi antipovertà surreali e riforme improbabili, Pontarno diventa il teatro di un’epica lotta dell’apparenza sulla sostanza. Perché, in fondo, chi non vorrebbe vivere in un paese dove tutti sono ricchi, sani e belli?

“Dieci leggi antipovertà” è un ritratto tragicomico delle ipocrisie di una società che spesso manipola parole e immagini piuttosto che interrogarsi davvero su temi come giustizia, integrazione ed equità sociale. Un viaggio ironico e spietato tra i meccanismi del potere e i tic di una società che finge di cambiare per restare uguale a se stessa.

 

14,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2025

N.pagine

230

Formato

12×17

Codice EAN

979-12-80209-57-3

Un romanzo che fa riflettere, ridere e, a volte, persino rabbrividire.

Affinché l’adulazione si incanali nella pienezza di un vero mestiere – una remunerativa professione, intendo – occorre perfezionare svariate qualità. La mancanza di ipocrisia è fra le più sottovalutate. Uno scendiletto impeccabile non perde tempo a criticare una società da cui trae ispirazione costante. Non sono gentile, neppure empatico. Non predico la rivoluzione agli altri e, per coerenza, neanche a me stesso. Accetto e giustifico ogni opinione o comportamento appellandomi all’inviolabile diritto della libertà di espressione e al fancazzismo. Ho cancellato anche ogni memoria: il passato è imprevedibile e pericoloso tanto quanto il futuro. È dunque questo il mio tratto rivoluzionario e non intendo cambiare il mondo, perché a me sta bene così com’è. Vuoi che sostenga che due più due fa cinque? Lo credo già, stendo la mano destra o alzo il pugno chiuso sinistro, se preferisci. Ne consegue che sarebbe un grave errore confondere il mio impegno politico per una missione sociale. Niente di più sbagliato. Le leggi antipovertà che ho promosso, conducendoci laddove ci troviamo adesso, adempiono a un unico obiettivo: far vincere la mia parte alle elezioni di Pontarno.

Un romanzo che fa riflettere, ridere e, a volte, persino rabbrividire.

Affinché l’adulazione si incanali nella pienezza di un vero mestiere – una remunerativa professione, intendo – occorre perfezionare svariate qualità. La mancanza di ipocrisia è fra le più sottovalutate. Uno scendiletto impeccabile non perde tempo a criticare una società da cui trae ispirazione costante. Non sono gentile, neppure empatico. Non predico la rivoluzione agli altri e, per coerenza, neanche a me stesso. Accetto e giustifico ogni opinione o comportamento appellandomi all’inviolabile diritto della libertà di espressione e al fancazzismo. Ho cancellato anche ogni memoria: il passato è imprevedibile e pericoloso tanto quanto il futuro. È dunque questo il mio tratto rivoluzionario e non intendo cambiare il mondo, perché a me sta bene così com’è. Vuoi che sostenga che due più due fa cinque? Lo credo già, stendo la mano destra o alzo il pugno chiuso sinistro, se preferisci. Ne consegue che sarebbe un grave errore confondere il mio impegno politico per una missione sociale. Niente di più sbagliato. Le leggi antipovertà che ho promosso, conducendoci laddove ci troviamo adesso, adempiono a un unico obiettivo: far vincere la mia parte alle elezioni di Pontarno.

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