“Nella vita ho fatto il musicista grazie a mio padre e mia madre che mi hanno messo un pianoforte in casa e grazie a quei cantautori che in questo viaggio in fin dei conti hanno contato quanto i miei genitori. Rivederli con lucidità, a distanza di anni, suonare i loro pezzi, mi ha fatto capire che sono un po' musicista anche io”. Si presenta così Francesco Motta, in arte Motta, a Sansepolcro per We.Story Fest, il festival delle storie da raccontare. Davanti a lui un intero giardino di ascoltatori curiosi di scoprire quel ragazzo che si nasconde dietro l’artista di successo, attraverso un gioco dell’autobiografia firmato We.Story Fest: i “sei pezzi facili”, una selezione di brani di grandi artisti scelti proprio da Motta, per svelare un po’ di sé in un carosello vecchio stile fatto di note e parole, uno storytelling musicale.
Motta ne L'isola che non c'è - “Bennato è il primo artista che ho ascoltato, la prima canzone che mi ha cambiato la vita è la sua Isola che non c’è. Quando avevo quattro anni e lo ascoltavo per me era come uno zio capace di farmi sognare, mi raccontava le fiabe più belle. A vent’anni ho continuato ad ascoltarlo e lo ascolto ancora oggi. Il tempo passa e il testo di quella canzone per me continua a cambiare di significato, come il mito de l’Isola che non c’è. Le canzoni vivono con noi e cambiano insieme a noi, pur rimanendo eterne”. Parla e canta Francesco Motta, ride e scherza. È un concerto – racconto costruito passo passo insieme al pubblico. Attraverso le canzoni e il loro potere di attaccarsi alla vita Francesco Motta racconta esperienze, incontri e svela nuovi progetti.
Trent’anni e tanta musica in testa - Francesco Motta, classe 1986, livornese ma nato a Pisa, inizia la sua carriera musicale nel 2006 come paroliere, cantante e batterista del gruppo Criminal Jokers. Nel frattempo suona come polistrumentista nei concerti di Nada, Zen Circus, Il Pan del Diavolo e Giovanni Truppi. Trasferitosi a Roma, nel 2013 inizia gli studi in composizione per film presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, sotto la direzione artistica di Ludovic Bource. A partire da quell'anno compone le colonne sonore di diversi film e documentari. Il 18 marzo 2016 è uscito il suo primo album da solista, “La fine dei vent'anni”. A settembre 2016 vince la Targa Tenco 2016 nella categoria "Opera prima e il premio PIMI Speciale 2016 del MEI come artista indipendente italiano.
Metto il cuore sul tavolo e ve lo do in pasto: questa è la mia musica - “Non ho mai fatto una cosa più difficile di questa” – confessa Francesco Motta dal palco di We.Story Fest mentre canta i pezzi dei mostri sacri della musica: “La Canzone del Sole” di Lucio Battisti, “Pale Blu Eye” di Lou Reed, “Prima di Andare Via” di Riccardo Sinigallia e poi brani dei Violent Femmes, dei Criminal Jokers e brani dal suo ultimo album “La fine dei vent’anni”. “Non è facile mettere il cuore sul tavolo e darlo in pasto alla gente. Fare questo, con voi. La musica però è un racconto. Scrivere canzoni per me significa dire la verità, anche se me la devo immaginare. È avere voglia di fare canzoni, di scriverle, di suonarle. Non c’è niente di più autentico di questo. I testi cambiamo e si rigenerano col pubblico. Accade anche adesso, insieme a voi, questa notte. E domani sarà già tutto diverso”.
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