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Premio Carlo Levi a Coccia e Rumiz. In “Le arse argille consolerai” ricostruita la vita dello scrittore

Firenze

29/09/2016

Il premio nazionale “Carlo Levi”, dedicato al grande scrittore antifascista autore di “Cristo si è fermato a Eboli”, sarà assegnato al lavoro del giornalista fiorentino Nicola Coccia che quest’anno ha pubblicato "L'arse argille consolerai: Carlo Levi dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti" (Ets Edizioni).

La cerimonia della XIX edizione si svolgerà il 29 ottobre prossimo ad Aliano, il paese dove Levi venne confinato durante il fascismo e dove è sepolto. Insieme a Coccia, ex equo con Christine Farese Sperken e "La pittura dell'800 in Puglia" nella categoria saggistica, sarà premiato anche Paolo Rumiz con "Appia" per la narrativa. Nelle edizioni passate hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento, fra gli altri, Vincenzo Cerami, Alberto Bevilacqua, Gerardo D'Ambrosio, Giuseppe Pontiggia, Michele Prisco, Francesco Rosi, Stefano Rodotà, Ariel Toaf, Dacia Maraini.

"L'arse argille consolerai” prende spunto da un verso di una poesia scritta dallo stesso Levi al confino e dedicata alla donna che amavain quel momento, Paola Olivetti, moglie del celebre industriale. L'antifascista torinese, membro del Comitato toscano di liberazione, visse a Firenze dal 1941 al 1945 e proprio nella casa di Anna Maria Ichino, in piazza Pitti, scrisse il suo capolavoro. Nicola Coccia ha compiuto un lavoro di ricerca per sei anni, scavando nella vita di Levi. Un’autentica investigazione giornalistica che ricostruisce quegli anni attraverso documenti, inediti e testimonianze raccolte direttamente che hanno permesso di entrare nelle vite di decine di persone che hanno “raccontato” storie drammatiche e straordinarie. Come quella del partigiano milionario, delle carognate dei fascisti in un convento di clausura, delle stragi  bambini e civili, dell’uccisione della donna più bella del mondo, di Manlio Cancogni (che di Levi fu grande amico) portiere di un torneo di pallone nella villa di Mussolini, del furto della valigia di Carlo Cassola, dell’olio e della farina portati a Giorgio Bassani in fuga da Ferrara, dell’erede al trono finito a vendere motorini, del matrimonio della figlia di Amedeo Modigliani con l’uomo che si era gettato in acqua col cappotto per sfuggire all’arresto.

Ma il libro parla soprattutto della vita di Carlo Levi, medico, pittore, e della donna che lo ha protetto, del bambino di cui è stato padre putativo, della figlia segreta, della scrittura del “Cristo”, avvenuta, sotto l’occupazione tedesca, in un appartamento di Firenze. Ci sono testimonianze e  foto mai pubblicate prima e anche un quadro molto significativo di quel periodo, rimasto chiuso in una stanza. E poi c’è la foto e la storia della persona che ha suggerito a Levi il titolo del suo capolavoro.

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